Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/96

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92 giornata seconda

venire a Firenze, dove giá la fama aveva la novella recata: e quivi da’ cittadini con sommo onore ricevuti, fece la donna li tre fratelli liberare, avendo prima fatto ogni uom pagare, e loro e le lor donne rimise nelle loro possessioni. Per la qual cosa, con buona grazia di tutti, Alessandro con la sua donna, menandone seco Agolante, si partí di Firenze, ed a Parigi venuti, onorevolmente dal re ricevuti furono. Quindi andarono i due cavalieri in Inghilterra, e tanto col re adoperarono, che egli le rendè la grazia sua e con grandissima festa lei ed il suo genero ricevette, il quale egli poco appresso con grandissimo onore fe’ cavaliere, e donògli la contea di Cornovaglia. Il quale fu da tanto, e tanto seppe fare, che egli paceficò il figliuolo col padre, di che seguí gran bene all’isola, ed egli n’acquistò l’amore e la grazia di tutti i paesani, ed Agolante ricoverò tutto ciò che aver vi doveano interamente, e ricco oltre modo si tornò a Firenze, avendol prima il conte Alessandro cavalier fatto. Il conte poi con la sua donna gloriosamente visse, e secondo che alcuni voglion dire, tra col suo senno e valore e l’aiuto del suocero, egli conquistò poi la Scozia e funne re coronato.

IV

Landolfo Rufolo, impoverito, divien corsale, e da’ genovesi preso, rompe in mare e sopra una cassetta di gioie carissime piena scampa, ed in Gurfo ricevuto da una femina, ricco si torna a casa sua.


La Lauretta appresso Pampinea sedea; la qual veggendo lei al glorioso fine della sua novella, senza altro aspettare, a parlar cominciò in cotal guisa:

Graziosissime donne, niuno atto della fortuna, secondo il mio giudicio, si può veder maggiore che vedere uno d’infima miseria a stato reale elevare, come la novella di Pampinea n’ha mostrato essere al suo Alessandro addivenuto. E per ciò che a qualunque della proposta materia da quinci innanzi novellerá, converrá che infra questi termini dica, non mi vergognerò io di dire una novella la quale, ancora che miserie maggiori in