Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/110

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104 giornata ottava

dire che alla donna non fosse bene investito, anzi per commendar l’uomo e biasimar la donna, e per mostrare che anche gli uomini sanno beffare chi crede loro, come essi da cui eglino credono son beffati. Avvegna che, chi volesse piú propriamente parlare, quello che io dir debbo non si direbbe beffa, anzi si direbbe merito, per ciò che, con ciò sia cosa che la donna debba essere onestissima e la sua castitá come la sua vita guardare, né per alcuna cagione a contaminarla conducersi, e questo non potendosi cosí appieno tuttavia come si converrebbe, per la fragilitá nostra, affermo, colei esser degna del fuoco la quale a ciò per prezzo si conduce; dove chi per amor, conoscendo le sue forze grandissime, perviene, da giudice non troppo rigido merita perdono, come, pochi dí son passati, ne mostrò Filostrato essere stato in madonna Filippa osservato in Prato.

Fu adunque giá in Melano un tedesco al soldo il cui nome fu Gulfardo, pro’ della persona ed assai leale a coloro ne’ cui servigi si mettea, il che rade volte suole de’ tedeschi avvenire: e per ciò che egli era, nelle prestanze de’ denari che fatte gli erano, lealissimo renditore, assai mercatanti avrebbe trovati che per piccolo utile ogni quantitá di denari gli avrebber prestata. Pose costui, in Melan dimorando, l’amor suo in una donna assai bella chiamata madonna Ambruogia, moglie d’un ricco mercatante che aveva nome Guasparruol Cagastraccio, il quale era assai suo conoscente ed amico: ed amandola assai discretamente, senza avvedersene il marito né altri, le mandò un giorno a parlare, pregandola che le dovesse piacere d’essergli del suo amor cortese, e che egli era dalla sua parte presto a dover far ciò che ella gli comandasse. La donna, dopo molte novelle, venne a questa conclusione, che ella era presta di far ciò che Gulfardo volesse, dove due cose ne dovesser seguire: l’una, che questo non dovesse mai per lui esser manifestato ad alcuna persona; l’altra, che, con ciò fosse cosa che ella avesse per alcuna sua cosa bisogno di fiorini dugento d’oro, voleva che egli, che ricco uomo era, gliele donasse, ed appresso, sempre sarebbe al suo servigio. Gulfardo, udendo la ’ngordigia di costei, sdegnato per la viltá di lei la quale egli credeva che fosse