Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/111

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novella prima 105

una valente donna, quasi in odio trasmutò il fervente amore; e pensò di doverla beffare, e mandolle dicendo che molto volentieri, e quello ed ogni altra cosa che egli potesse, che le piacesse: e per ciò mandassegli pure a dire quando ella volesse che egli andasse a lei, che egli gliele porterebbe, né che mai di questa cosa alcun sentirebbe, se non un suo compagno di cui egli si fidava molto e che sempre in sua compagnia andava in ciò che faceva. La donna, anzi cattiva femina, udendo questo, fu contenta, e mandògli dicendo che Guasparruolo suo marito doveva ivi a pochi dí per sue bisogne andare infino a Genova, ed allora ella gliele farebbe assapere e manderebbe per lui. Gulfardo, quando tempo gli parve, se n’andò a Guasparruolo e sí gli disse: — Io son per fare un mio fatto per lo quale mi bisognan fiorini dugento d’oro, li quali io voglio che tu mi presti con quello utile che tu mi suogli prestar degli altri. — Guasparruolo disse che volentieri, e di presente gli annoverò i denari. Ivi a pochi giorni Guasparruolo andò a Genova, come la donna aveva detto; per la qual cosa la donna mandò a Gulfardo che a lei dovesse venire e recare li dugento fiorini d’oro. Gulfardo, preso il compagno suo, se n’andò a casa della donna, e trovatala che l’aspettava, la prima cosa che fece, le mise in mano questi dugento fiorin d’oro, veggente il suo compagno, e sí le disse: — Madonna, tenete questi denari, e daretegli a vostro marito quando sará tornato. — La donna gli prese, e non s’avvide perché Gulfardo dicesse così: ma si credette che egli il facesse acciò che il compagno suo non s’accorgesse che egli a lei per via di prezzo gli desse; per che ella disse: — Io il farò volentieri, ma io voglio veder quanti sono. — E versatigli sopra una tavola e trovatigli esser dugento, seco forte contenta, gli ripose, e tornò a Gulfardo, e lui nella sua camera menato, non solamente quella notte ma molte altre, avanti che il marito tornasse da Genova, della sua persona gli sodisfece. Tornato Guasparruolo da Genova, di presente Gulfardo, avendo appostato che insieme con la moglie era, se n’andò a lui, ed in presenza di lei disse: — Guasparruolo, i denari che l’altrier mi prestasti, non m’ebber luogo,