Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/17

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novella terza 11

ed egli una notte con la moglie il lasciasse giacere; per che, fatti dorare popolini d’ariento, che allora si spendevano, giaciuto con la moglie, come che contro al piacer di lei fosse, gliele diede. Il che poi sappiendosi per tutto, rimasero al cattivo uomo il danno e le beffe: ed il vescovo, come savio, s’infinse di queste cose niente sentire. Per che, usando molto insieme il vescovo ed il maliscalco, avvenne che il dí di san Giovanni, cavalcando l’uno allato all’altro veggendo le donne per la via onde il palio si corre, il vescovo vide una donna la quale questa pestilenza presente ci ha tolta, il cui nome fu monna Nonna de’ Pulci, cugina di messere Alesso Rinucci e cui voi tutte doveste conoscere; la quale, essendo allora una fresca e bella giovane e parlante e di gran cuore, di poco tempo avanti in Porta San Piero a marito venutane, la mostrò al maliscalco, e poi, essendole presso, posta la mano sopra la spalla del maliscalco, disse: — Nonna, che ti par di costui? Crederestil vincere? — Alla Nonna parve che quelle parole alquanto mordessero la sua onestá o la dovesser contaminare negli animi di coloro, che molti v’erano, che l’udirono; per che, non intendendo a purgar questa contaminazione, ma a render colpo per colpo, prestamente rispose: — Messere, e forse non vincerebbe me: ma vorrei buona moneta. — La qual parola udita, il maliscalco ed il vescovo sentendosi parimente trafitti, l’uno sí come facitore della disonesta cosa nella nepote del fratel del vescovo e l’altro sí come ricevitore nella nepote del proprio fratello, senza guardar l’un l’altro, vergognosi e taciti se n’andarono, senza piú quel giorno dirle alcuna cosa. Cosí adunque, essendo la giovane stata morsa, non le si disdisse il mordere altrui motteggiando.