Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/176

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170 giornata ottava

cimitero de’ frati minori: ed eravi il dí stesso stata sotterrata una femina, e non ebbi paura niuna; e per ciò di questo non v’isfidate, ché sicuro e gagliardo sono io troppo. E dicovi che io, per venirvi bene orrevole, mi metterò la roba mia dello scarlatto con la quale io fui conventato, e vedrete se la brigata si rallegrerá quando mi vedrá e se io sarò fatto a mano a man capitano. Vedrete pure come l’opera andrá quando io vi sarò stato, da che, non avendomi ancora quella contessa veduto, ella s’è sí innamorata di me, che ella mi vuol fare cavalier bagnato: e forse che la cavalleria mi stará cosí male? e saprolla cosí mal mantenere, o pur bene? Lascerete pur far me. — Buffalmacco disse: — Troppo dite bene; ma guardate che voi non ci faceste la beffa e non vi veniste, o non vi foste trovato quando per voi manderemo: e questo dico, per ciò che egli fa freddo e voi signor medici ve ne guardate molto. — Non piaccia a Dio! — disse il medico — Io non sono di questi assiderati: io non curo freddo; poche volte è mai che io mi lievi la notte cosí per bisogno del corpo, come l’uom fa talvolta, che io mi metta altro che il pilliccion mio sopra il farsetto; e per ciò io vi sarò fermamente. — Partitisi adunque costoro, come notte si venne faccendo, il maestro trovò sue scuse in casa con la moglie: e trattane celatamente la sua bella roba, come tempo gli parve, messalasi indosso, se n’andò sopra uno de’ detti avelli; e sopra quegli marmi ristrettosi, essendo il freddo grande, cominciò ad aspettar la bestia. Buffalmacco, il quale era grande ed atante della persona, ordinò d’avere una di queste maschere che usare si soleano a certi giuochi li quali oggi non si fanno, e messosi indosso un pilliccion nero a rivescio, in quello s’acconciò in guisa che pareva pure uno orso, se non che la maschera aveva viso di diavolo ed era cornuta. E cosí acconcio, venendogli Bruno appresso per vedere come l’opera andasse, se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella: e come egli si fu accorto che messer lo maestro v’era, cosí cominciò a saltabellare ed a fare un nabissar grandissimo su per la piazza ed a sufolare e ad urlare ed a stridire in guisa che se imperversato fosse. Il quale come il maestro sentí e vide,