Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/22

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16 giornata sesta

i ronzini fanno co’ piedi in quantitá, zaccherosi, le quali cose non sogliono altrui accrescer punto d’orrevolezza, rischiarandosi alquanto il tempo, essi, che lungamente erano venuti taciti, cominciarono a ragionare. E messer Forese, cavalcando ed ascoltando Giotto, il quale bellissimo favellatore era, cominciò a considerarlo e da lato e da capo e per tutto: e veggendo ogni cosa cosí disorrevole, e cosí disparuto, senza avere a sé niuna considerazione, cominciò a ridere e disse: — Giotto, a che ora, venendo di qua alla ’ncontro di noi un forestiere che mai veduto non t’avesse, credi tu che egli credesse che tu fossi il migliore dipintor del mondo, come tu se’? — A cui Giotto prestamente rispose: — Messere, credo che egli il crederebbe allora che, guardando voi, egli crederebbe che voi sapeste l’abici. — Il che messer Forese udendo, il suo error riconobbe, e videsi di tal moneta pagato quali erano state le derrate vendute.

[VI]

Pruova Michele Scalza a certi giovani coiné i Baronci sono i piú gentili uomini del mondo o di maremma, e vince una cena.


Ridevano ancora le donne della bella e presta risposta di Giotto, quando la reina impose il seguitare alla Fiammetta; la quale cosí incominciò a parlare:

Giovani donne, l’essere stati ricordati i Baronci da Panfilo, li quali per avventura voi non conoscete come fa egli, m’ha nella memoria tornata una novella nella quale quanta sia la lor nobiltá si dimostra senza dal nostro proposito deviare: e per ciò mi piace di raccontarla.

Egli non è ancora guari di tempo passato, che nella nostra cittá era un giovane chiamato Michele Scalza, il quale era il piú piacevole ed il piú sollazzevole uom del mondo, e le piú nuove novelle aveva per le mani; per la qual cosa i giovani fiorentini avevan molto caro, quando in brigata si trovavano, di potere aver lui. Ora, avvenne un giorno che, essendo egli con