Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/21

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

novella quinta 15

di tanta eccellenza, che niuna cosa dá la natura, madre di tutte le cose ed operatrice col continuo girar de’ cieli, che egli con lo stile e con la penna o col pennello non dipignesse sí simile a quella, che non simile, anzi piú tosto dessa paresse, intanto che molte volte nelle cose da lui fatte si truova che il visivo senso degli uomini vi prese errore, quello credendo esser vero che era dipinto. E per ciò, avendo egli quella arte ritornata in luce, che molti secoli sotto gli error d’alcuni che piú a dilettar gli occhi degl’ignoranti che a compiacere allo ’ntelletto de’ savi dipignendo intendevano, era stata sepulta, meritamente una delle luci della fiorentina gloria dirsi puote: e tanto piú, quanto con maggiore umiltá, maestro degli altri in ciò vivendo, quella acquistò, sempre rifiutando d’esser chiamato maestro; il qual titolo rifiutato da lui tanto piú in lui risplendeva, quanto con maggior disidèro da quegli che men sapevan di lui o da’ suoi discepoli era cupidamente usurpato. Ma quantunque la sua arte fosse grandissima, non era egli per ciò né di persona né d’aspetto in niuna cosa piú bello che fosse messer Forese. Ma alla novella venendo, dico che

Avevano in Mugello messer Forese e Giotto lor possessioni: ed essendo messer Forese le sue andato a vedere, in quegli tempi di state che le ferie si celebran per le corti, e per ventura in su un cattivo ronzin da vettura venendosene, trovò il giá detto Giotto, il quale similmente, avendo le sue vedute, se ne tornava a Firenze; il quale né in cavallo né in arnese essendo in cosa alcuna meglio di lui, sí come vecchi, a pian passo venendosene, insieme s’accompagnarono. Avvenne, come spesso di state veggiamo avvenire, che una subita piova gli soprapprese; la quale essi, come piú tosto poterono, fuggirono in casa d’un lavoratore amico e conoscente di ciascuno di loro. Ma dopo alquanto, non faccendo l’acqua alcuna vista di dover ristare e costoro volendo essere il dí a Firenze, presi dal lavoratore in prestanza due mantellacci vecchi di romagnuolo e due cappelli tutti rosi dalla vecchiezza, per ciò che migliori non v’erano, cominciarono a camminare. Ora, essendo essi alquanto andati, e tutti molli veggendosi e per gli schizzi che