Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/223

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novella sesta 217

avere udito il marito garrire ed udendo Adriano, incontanente conobbe lá dove stata era e con cui; per che, come savia, senza alcuna parola dire, subitamente si levò, e presa la culla del suo figlioletto, come che punto lume nella camera non si vedesse, per avviso la portò allato al letto dove dormiva la figliuola e con lei si coricò: e quasi desta fosse per lo romor del marito, il chiamò, e domandollo che parole egli avesse con Pinuccio. Il marito rispose: — Non odi tu ciò che dice che ha fatto stanotte alla Niccolosa? — La donna disse: — Egli mente ben per la gola, ché con la Niccolosa non è egli giaciuto: che io mi ci coricai io in quel punto che io non ho mai poscia potuto dormire; e tu se’ una bestia che gli credi. Voi bevete tanto la sera, che poscia sognate la notte ed andate in qua ed in lá senza sentirvi, e parvi far maraviglie: egli è gran peccato che voi non vi fiaccate il collo! Ma che fa egli costí Pinuccio? Perché non si sta egli nel letto suo? — D’altra parte, Adriano, veggendo che la donna saviamente la sua vergogna e quella della figliuola ricopriva, disse: — Pinuccio, io te l’ho detto cento volte che tu non vada attorno, ché questo tuo vizio del levarti in sogno e di dire le favole che tu sogni per vere ti daranno una volta la mala ventura; torna qua, che Iddio ti dèa la mala notte! — L’oste, udendo quello che la donna diceva e quello che diceva Adriano, cominciò a creder troppo bene che Pinuccio sognasse; per che, presolo per la spalla, lo ’ncominciò a dimenare ed a chiamar, dicendo: — Pinuccio, dèstati; tornati al letto tuo. — Pinuccio, avendo raccolto ciò che detto s’era, cominciò, a guisa d’uom che sognasse, ad entrare in altri farnetichi; di che l’oste faceva le maggiori risa del mondo. Alla fine, pur sentendosi dimenare, fece sembianti di destarsi, e chiamando Adrian, disse: — È egli ancora dí, che tu mi chiami? — Adriano disse: — Sí, vienne qua. — Costui, infignendosi e mostrandosi ben sonnacchioso, alla fine si levò da lato all’oste e tornossi al letto con Adriano; e venuto il giorno e levatosi l’oste, incominciò a ridere ed a farsi beffe di lui e de’ suoi sogni. E cosí d’uno in altro motto, acconci i due giovani i lor ronzini e messe le lor valige e bevuto con l’oste, rimontati a