Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/312

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306 giornata decima

sua donna. L’abate gliele disse; a cui messer Torel disse: — Avanti che di mia tornata si sappia, io intendo di veder che contenenza fia quella di mia mogliere in queste nozze: e per ciò, quantunque usanza non sia le persone religiose andare a così fatti conviti, io voglio che per amor di me voi ordiniate che noi v’andiamo. — L’abate rispose che volentieri: e come giorno fu fatto, mandò al nuovo sposo dicendo che con un compagno voleva essere alle sue nozze; a cui il gentile uom rispose che molto gli piacea. Venuta adunque l’ora del mangiare, messer Torello, in quello abito che era, con l’abate se n’andò alla casa del novello sposo, con maraviglia guatato da chiunque il vedeva, ma riconosciuto da nullo: e l’abate a tutti diceva, lui essere un saracino mandato dal soldano al re di Francia ambasciadore. Fu adunque messer Torello messo ad una tavola appunto di rimpetto alla donna sua, la quale egli con grandissimo piacer riguardava: e nel viso gli pareva turbata di queste nozze. Ella similmente alcuna volta guardava lui, non giá per riconoscenza alcuna che ella n’avesse, ché la barba grande e lo strano abito e la ferma credenza che aveva che egli fosse morto, gliele toglievano. Ma poi che tempo parve a messer Torello di volerla tentare se di lui si ricordasse, recatosi in mano l’anello che dalla donna nella sua partita gli era stato donato, si fece chiamare un giovanetto che davanti a lei serviva, e dissegli: — Di’ da mia parte alla nuova sposa che nelle mie contrade s’usa, quando alcun forestier, come io son qui, mangia al convito d’alcuna sposa nuova, come ella è, che, in segno d’aver caro che egli venuto vi sia a mangiare, ella la coppa con la qual bee gli manda piena di vino; con la qual poi che il forestiere ha bevuto quello che gli piace, ricoperchiata la coppa, la sposa bee il rimanente. — Il giovanetto fe’ l’ambasciata alla donna, la quale, sí come costumata e savia, credendo costui essere un gran barbassoro, per mostrare d’avere a grado la sua venuta, una gran coppa dorata la qual davanti avea, comandò che lavata fosse ed empiuta di vino e portata al gentile uomo; e cosí fu fatto. Messer Torello, avendosi l’anello di lei messo in bocca, si fece, che bevendo il lasciò cader nella coppa, senza