Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/313

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

novella nona 307

avvedersene alcuno, e poco vino lasciatovi, quella ricoperchiò e mandò alla donna. La quale presala, acciò che l’usanza di lui compiesse, scoperchiatala, la si mise a bocca e vide l’anello, e senza dire alcuna cosa alquanto il riguardò: e riconosciuto che egli era quello che dato avea nel suo partire a messer Torello, presolo e fiso guardato colui il qual forestier credeva, e giá conoscendolo, quasi furiosa divenuta fosse, gittata in terra la tavola che davanti aveva, gridò: — Questi è il mio signore, questi veramente è messer Torello! — E corsa alla tavola alla quale esso sedeva, senza avere riguardo a’ suoi drappi o a cosa che sopra la tavola fosse, gittatasi oltre quanto potè, l’abbracciò strettamente, né mai dal suo collo fu potuta, per detto o per fatto d’alcun che quivi fosse, levare infino a tanto che per messer Torello non le fu detto che alquanto sopra sé stesse, per ciò che tempo da abbracciarlo le sarebbe ancora prestato assai. Allora ella dirizzatasi, essendo giá le nozze tutte turbate ed in parte piú liete che mai per lo racquisto d’uncosi fatto cavaliere, pregandone egli, ogni uomo stette cheto; per che messer Torello dal di della sua partita infino a quel punto ciò che avvenuto gli era a tutti narrò, conchiudendo che al gentile uomo, il quale, lui morto credendo, aveva la sua donna per moglie presa, se egli essendo vivo la si ritoglieva, non doveva spiacere. Il nuovo sposo, quantunque alquanto scornato fosse, liberamente e come amico rispose che delle sue cose era nel suo volere quel farne che piú gli piacesse. La donna e l’anella e la corona avute dal nuovo sposo quivi lasciò, e quello che della coppa aveva tratto si mise, e similmente la corona mandatale dal soldano: ed usciti della casa dove erano, con tutta la pompa delle nozze infino alla casa di messer Torel se n’andarono, e quivi gli sconsolati amici e parenti e tutti i cittadini, che quasi per un miracolo il riguardavano, con lunga e lieta festa racconsolarono. Messer Torello, fatta delle sue care gioie parte ed a colui che avute aveva le spese delle nozze ed all’abate ed a molti altri, e per piú d’un messo significata la sua felice repatriazione al Saladino, suo amico e suo servidor ritenendosi, piú anni con la sua valente donna poi visse, piú cortesia usando