Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/43

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chiusa 37

piacer di tutti fu fornita, li tre giovani con li lor famigliari, lasciate le donne, se n’andarono a questa valle, ed ogni cosa considerata, non essendovene alcuno di loro stato mai piú, quella per una delle belle cose del mondo lodarono; e poi che bagnati si furono e rivestiti, per ciò che troppo tardi si faceva, tornarono a casa, dove trovarono le donne che facevano, una carola ad un verso che facea la Fiammetta, e con loro, fornita la carola, entrati in ragionamenti della Valle delle donne, assai di bene e di lode ne dissero. Per la qual cosa il re, fattosi venire il siniscalco, gli comandò che la seguente mattina lá facesse che fosse apparecchiato, e portatovi alcun letto se alcun volesse o dormire o giacersi di meriggiana. Appresso questo, fatto venir de’ lumi e vino e confetti ed alquanto riconfortatisi, comandò che ogni uomo fosse in sul ballare; ed avendo per suo volere Panfilo una danza presa, il re, rivoltatosi verso Elissa, le disse piacevolemente: — Bella giovane, tu mi facesti oggi onore della corona, ed io il voglio questa sera a te fare della canzone: e per ciò una fa’ che ne dichi qual piú ti piace. — A cui Elissa sorridendo rispose che volentieri, e con soave voce incominciò in cotal guisa:

     Amor, s’io posso uscir de’ tuoi artigli,
appena creder posso
che alcuno altro uncin mai piú mi pigli.
     Io entrai giovanetta en la tua guerra,
quella credendo somma e dolce pace,
e ciascuna mia arme posi in terra,
come sicuro chi si fida face;
tu, disleal tiranno aspro e rapace,
tosto mi fosti addosso
con le tue armi e co’ crudel roncigli.
     Poi, circondata delle tue catene,
a quel che nacque per la morte mia,
piena d’amare lagrime e di pene
presa mi desti, ed hammi in sua balia;
ed è sí cruda la sua signoria,
che giá mai non l’ha mosso
sospir né pianto alcun che m’assottigli.