Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/170

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sentimento essere uscito, e conoscere se vivo ti sii o morto: il quale se da te non avessi cacciato, ricordandoti quali occhi fossero quelli e di cui, la cui luce, secondo il vostro parlare, t’aperse il cammino che qui t’ha condotto, e fecetelo parer così bello, e conoscendo quanto fossero a me, tu non avresti avuto ardire di pregarmi per la tua salute; ma veggendomi, ti saresti ingegnato di fuggire, per tema di non perderne alquanta che ancora t’è rimasa: e se io fossi colui che io già fui, per certo non aiuto ti presterrei ma confusione e danno, siccome a colui che ottimamente l’hai meritato. Ma perciocchè io, poichè dalla vostra mortal vita sbandito fui, ho la mia ira in carità trasmutata, non sarà alla tua domanda negato il mio aiuto. Alle cui parole stando io attento quanto poteva, quando io udii: poichè dalla vostra mortal vita fui sbandito, riconoscendo non costui essere quello ch’io estimava, ma la sua ombra, così uno repente freddo mi corse per l’ossa, e tutti i peli mi si cominciarono ad arricciare, e perduta la voce, mi parve, se io avessi potuto, volere lui fuggire: ma siccome sovente avviene a chi sogna, che li pare ne’ maggiori bisogni per niuna condizione del mondo potersi muovere, così a me sognante parve avvenisse, e parvemi che le gambe mi fossero del tutto tolte e divenire immobile. E di tanto potere fu questa nuova paura, ch’io non so pensare qual cosa fosse quella che sì forte facesse il mio sonno ch’egli allora non si rompesse: e per questa tema, senza alcuna cosa rispondere o dire, stare mi parve: la qual cosa veggendo lo spirito, esso ridendo mi disse: non dubitare, parla sicuramente meco, e della mia compagnia prendi fi-