Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/198

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grandezza sien degne, e che senza loro niuna cosa gli uomini vagliano nè viver possano: e sono ritrose e inobbedienti. Niuna cosa è più grave a comportare che una femmina ricca, niuna più spiacevole che a vedere irritrosire una povera: le cose loro imposte tanto fanno, quanto elle credono per quelle o ornamenti o abbracciamenti guadagnare: da questo innanzi, sempre una redazione in servitudine l’essere obbedienti si credono, e per questo, se non quanto loro dall’animo viene, niuna cosa imposta farebbon mai. E oltre a ciò (che così in loro dimora come le macchie nell’ermellino) non favellatrici, ma seccatrici sono. I miseri studianti patiscono i freddi i digiuni e le vigilie, e dopo molti anni si truovano poche cose avere apparate: queste che pure una mattina, che tanto ch’una messa si dica, stieno alla chiesa, sanno come si volge il fermamento, quante stelle sieno in cielo e come grandi, qual sia il corso del sole e de’ pianeti, come il tuono, il baleno, l’arco, la grandine, e l’altre cose nello aere si creino, e come il mare c’intorni, e come la terra produca i frutti: sanno ciò che si fa in India o in Ispagna; come sieno fatte le abitazioni degli Etiopi, e dove nasca il Nilo, e se ’l cristallo s’ingenera sotto tramontana di ghiaccio o d’altra cosa; con cui dormì la vicina sua; di cui quell’altra è gravida, e di che mese dee partorire; e quanti amadori ha quell’altra, e chi le mandò l’anello e chi la cintura; e quante uova faccia l’anno la gallina della vicina sua; e quante fusa logori a filare una dodicina di lino; e in brieve ciò che fecero mai i Troiani e Greci o Romani, di tutto pienamente tornano informate; e quelle colla fante, colla fornaia, col-