Pagina:Boccaccio - Decameron di Giovanni Boccaccio corretto ed illustrato con note. Tomo 5, 1828.djvu/216

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
212

le con una reticella di seta sottilissima fermate, fattosi l’acconce ghirlande e i fiori porgere, quelle primieramente in capo postesi, andando per tutto i fiori compartendo, così il capo se ne dipignea, come talvolta d’occhi la coda del pavone avea veduta dipinta, nè niuno ne fermava, che prima allo specchio non ne chiedesse consiglio. Ma poichè l’età venne, troppo parendosi, e i capelli, che bianchi cominciarono a divenire, quantunque molti tutto ’l dì se ne facesse cavare, richiedeano i veli, come l’erba e i fiori soleva prendere, così di quelli il grembo e il petto di spilletti s’empieva, e con l’aiuto della fante si cominciava a velare: alla quale, credo, con mille rimbrotti ogni volta dicea: questo velo fu poco ingiallato, e quest’altro pende troppo da questa parte: manda quest’altro più giù, fa’ stare più tirato quello che mi cuopre la fronte: lieva quello spilletto che m’hai sotto l’orecchie posto, e ponlo più in là un poco, e fa’ più stretta piega a quello che andar mi dee sotto ’l mento: togli quel vetro, e levami quel peluzzo che ho nella gota di sotto all’occhio manco. Delle quali cose, e di molte altre che ella le comandava, se una sola meno che a suo modo n’avesse fatta, cento volte, cacciandola, la bestemmiava, dicendo: va’ via, tu non se’ da altro che da lavare scodelle: va’, chiamami monna cotale: la qual venuta, tutta in ordine si rimetteva. E dopo tutto questo, le dita con la lingua bagnatesi, a guisa che fa la gatta, or qua or là si lisciava, or questo capello or quello nel suo luogo tornando; e di quinci forse cinquanta volte or dinanzi, e or da lato nello specchio si guardava, e quasi molto a sè stessa piacesse, a pena da quello si