Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/146

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aiuto.

Queste parole dette, odorosi incensi e degne offerte, per farli abili a’ prieghi miei e alla salute di Panfilo, pongo sopra li loro altari; e, finite le sacre cerimonie, con l’altre donne partendomi, torno alla trista casa.


Nel quale Madonna Fiammetta, avendo sentito Panfilo non aver moglie presa, ma d’altra donna essere innamorato, e però non tornare, dimostra come ad ultima disperazione, volendosi uccidere, ne venisse.


Quale voi avete potuto comprendere, pietosissime donne, per le cose davanti dette, è stata nelle battaglie d’amore la vita mia, e ancora assai peggiore; la quale certo a rispetto della futura forse non ingiustamente si potrebbe dire dilettevole, bene pensando. Io, ancora paurosa ricordandomi di quello a che egli ultimamente mi condusse e quasi ancora tiene, per più prendere indugio di pervenirvi, sì perchè del mio furore mi vergogno, e sì perchè, scrivendolo, inin esso mi parrà rientrare, con lenta mano, le cose men gravi, distendendomi molto, n’ho scritte; ma ora, più non potendo a quelle fuggire, tirandomi l’ordine del mio ragionare, paurosa vi pur verrò. Ma tu, o santissima pietà, abitante ne’ dilicati petti delle morbide giovini, reggi li tuoi freni in quelli con più forte mano che infino a qui non hai fatto, acciò che trascorrendo, e di te più parte che ’l convenevole dando, non forse