Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/178

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con la grazia degl’iddii.

Io rabbiosa intendeva con tutte le parole al tristo còrso, ma la vecchia balia, non altramente che chi dal sonno a’ furori è escitato, lasciato della rocca lo studio, sùbito stupefatta questo veggendo, levò li gravissimi membri, e gridando, come poteva mi cominciò a seguire. Ella con voce appena da me creduta diceva: O figliuola, ove corri? Qual furia ti sospigne? E` questo il frutto che tu dicevi che le mie parole in te aveano di preso conforto messo? Ove vai tu? Aspettami.

Poi con voci ancora maggiori gridava: O giovini, venite, occupate la pazza donna, e ritenete li suoi furori.

Il suo romore era nulla, e molto meno il grave corso. A me parea che fossero ali cresciute, e più veloce che alcuna aura correva alla mia morte. Ma li non pensati casi, sì a’ buoni come a’ rei proponimenti opponentisi, furono cagione che io sia viva: però che li miei panni lunghissimi, e al mio intendimento nemici, non potendo con la loro lunghezza raffrenare il mio còrso, ad uno forcuto legno, mentre io correva, non so come, s’avvilupparono, e la mia impetuosa fuga fermarono, nè per tirare che io facessi, di sè parte alcuna lasciarono; per che, mentre io tentava di riaverli, la grave balia mi sopraggiunse, alla quale io con viso tinto mi ricorda che io dissi con alto grido: O misera vecchia, fuggi di qui, se la vita t’è cara! Tu ti credi aiutarmi, e offendimi; lasciami usare il mortale oficio ora a ciò disposta con somma voglia; però che niuna altra cosa fa chi colui di morire impedisce che disidera di morire, se non che egli l’uccide: tu di me diventi micidiale, credendomi tòrre dalla morte, e come nemica tenti di prolungare i danni miei.

La lingua gridava,