Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/192

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capelli, avvegna che subitamente aurei non tornassero, nondimeno l’ordine usato ripresero; e li cari e preziosi vestimenti, lungamente senza essere stati adoperati, m’adornarono. Che più? Io con meco insieme rinnovai ogni cosa, e nella prima bellezza e stato quasi mi ridussi tutta, tanto che le vicine donne, e li parenti, e il caro marito n’ebbero ammirazione, e ciascheduno in sè disse: Quale spirazione ha di costei tratta la lunga tristizia e malinconia, la quale nè per prieghi, nè per conforti mai per addietro da lei si potè cacciar via? Questo non è meno che gran fatto; e con tutto il maravigliare n’erano lietissimi. La nostra casa lungamente stata trista per la mia tribulazione, tutta meco ritornò lieta; e così come il mio cuore era mutato, così tutte le cose di triste in liete pareva che si mutassero.

Li giorni, che più che l’usato mi pareano lunghi, per la presa speranza della futura tornata di Panfilo, trapassavano con passo lento; nè più volte furono li primi da me contati, che fossero quelli, ne’ quali io alcuna volta in me raccolta, alle preterite tristizie pensando e agli avuti pensieri, sommamente in me li dannava, così dicendo: Oh quanto male per addietro ho pensato del caro amante, e come perfidamente ho dannate le sue dimoranze, e follemente ho creduto a chi lui essere d’altra donna che mio m’ha detto alcuna volta! Maladette sieno le loro bugie! O Iddio, come possono gli uomini con così aperto viso mentire? Ma certo dalla mia parte ciascuna di queste cose era da fare con più pensato consiglio che io non faceva. Io doveva contrappesare la fede del mio amante tante volte a me promessa, e con tante lagrime e così affettuosamente, e l’