Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/193

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amore il quale egli mi portava e porta, con le parole di coloro li quali senza alcuno saramento parlavano, e non curantisi d’avere più investigato, di quello che essi parlavano, che solamente il loro primo e superficiale parere. Il che assai manifestamente appare: l’uno veggendo entrare una novella sposa nella casa di Panfilo, però che altro giovane di lui in quella non conosceva, non considerando alla biasimevole lascivia de’ vecchi, sua la credette, e così ne disse, a che assai appare lui poco di noi curarsi; l’altro, però che forse alcuna volta o riguardarlo, o motteggiare il vide ad alcuna bella donna, la quale per avventura era o sua parente o onestamente dimestica, sua la credette, e così con semplici parole affermandolo, gliele credetti. Oh se io avessi queste cose debitamente considerate, quante lagrime, quanti sospiri, e quanto dolore sarebbe da me stato lontano!

Ma qual cosa possono gl’innamorati dirittamente fare? Come gli èmpiti vengono, così si muovono le nostre menti. Gli amanti credono ogni cosa, però che amore è cosa sollecita e piena di paura. Essi, per usanza continua, sempre s’adattano gli accidenti nocivi, e, molto disideranti, ogni cosa credono possibile ad essere contraria a’ loro disii, e alle seconde prestano lenta fede. Ma io sono da essere scusata, però che io pregai sempre gl’iddii che me de’ miei disii facessero mentitrice. Ecco che le mie preghiere sono state udite: egli ancora non saprà queste cose; le quali se pure le sapesse, che altro se ne potrà per lui dire, se non Ferventemente m’amava costei? E gli dovrà essere caro sapere le mie angoscie, e li corsi pericoli, però che essi gli fieno verissimo argomento della