Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/217

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che le primiere. E perciò che accumulazione di pene, ma non di nuove parole, vi potrei dare, essendo alquanto di voi diventata pietosa, per non darvi più tedio in più lunga dimoranza traendo le vostre lagrime, s’alcuna di voi forse leggendo n’ha sparte o spande, e per non ispendere il tempo, che me a lagrimare richiama, in più parole, di tacere omai dilibero, faccendovi manifesto non essere altra comparazione dal mio narrare verissimo a quello che io sento, che sia dal fuoco dipinto a quello che veramente arde. Al quale io priego Iddio, che per li vostri prieghi, o per li miei, sopra quello salutevole acqua mandi, o con trista morte di me, o con lieta tornata di Panfilo.


Nel quale Madonna Fiammetta parla al libro suo, imponendogli in che abito, e quando e a cui egli debba andare, e da cui guardarsi; e fa fine.


O piccolo mio libretto, tratto quasi della sepultura della tua donna, ecco, sì come a me piace, la tua fine è venuta con più sollecito piede che quella de’ nostri danni; adunque, tale quale tu se’ dalle mie mani scritto, e in più parti dalle mie lagrime offeso, dinanzi dalle innamorate donne ti presenta: esse, pietà guidandoti, sì come io fermissimamente spero, ti vedranno volontieri, se Amore non ha mutate leggi poi che noi misera divenimmo. Nè ti sia in questo abito così vile come io ti mando, vergogna d’andare a