Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/51

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brieve più che alcuno vento fuggitosi mi si mostri. Ma mentre che questi così lieti tempi passavano, sì come Amore veramente può dire, il quale solo testimonio ne posso dare alcuna volta non fu senza tema a me licito il suo venire, che egli per occulto modo non fosse meco. Oh, quanto gli era la mia camera cara, e come lieta essa lui vedeva volontieri! Io lui conobbi ad essa più reverente che ad alcuno tempio. Ohimè! quanti piacevoli baci, quanti amorosi abbracciari, quante notti ragionando graziose più che il chiaro giorno senza sonno passate, quanti altri diletti cari ad ogni amante in quella avemmo ne’ lieti tempi! O santissima vergogna, durissimo freno alle vaghe menti, perchè non ti parti tu pregandotene io? Perchè ritieni tu la mia penna a dimostrare gli avuti beni, acciò che, mostrati interamente, le seguite infelicità avessero forza maggiore di porre per me pietà negli amorosi petti? Ohimè! che tu mi offendi, credendomi forse giovare; io disiderava di dire più cose, ma tu non mi lasci.

Quelle adunque alle quali tanto di privilegio ha la natura prestato, che per le dette possano quelle che si tacciono comprendere, all’altre non così savie il manifestino. Nè alcuna me, quasi non conoscente di tanto, stolta dica, chè assai bene conosco che più sarebbe il tacere stato onesto, che ciò manifestare che è scritto; ma chi può resistere ad Amore, quando egli con tutte le sue forze operando, s’oppone? Io a questo punto più volte lasciai la penna e più volte, da lui infestata, la ripresi; e ultimamente a colui al quale io ne’ principii non seppi, libera ancora, resistere, convenne che io, serva, obbedissi. Egli mi mostrò altrettanto li diletti nascosi valere, quanto li tesori sotto la