Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/50

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so che, se a ciò state non sete già, d’esservi disiate), che esse prontissime in voi surgano alla mia scusa. E tu, o onesta vergogna, tardi da me conosciuta, perdonami; e alquanto ti priego che qui presti luogo alle timide donne, acciò che, da te non minacciate, sicure di me leggano ciò che di sè, amando, disiano.

L’uno giorno all’altro dopo traevano con isperanza sollecita li suoi e miei disii; e ciò ciascuno agramente portava, avvegna che l’uno il dimostrasse all’altro occultamente parlando, e l’altro all’uno di ciò si mostrasse schifo oltremodo, sì come voi medesime, le quali forse forza cercate a ciò che più vi sarebbe a grado, sapete che sogliono le donne amate fare. Esso adunque, in ciò poco alle mie parole credevole, luogo e tempo convenevole riguardato, più in ciò che gli avvenne avventurato che savio, e con più ardire che ingegno, ebbe da me quello che io, sì come egli, benchè del contrario infignessimi, disiava. Certo, se questa fosse la cagione per la quale io l’amassi, io confesserei che ogni volta che ciò nella memoria mi tornasse, mi fosse dolore a niuno altro simile; ma in ciò mi sia Iddio testimonio che cotale accidente fu ed è cagione menomissima dell’amore che io gli porto; non pertanto niego che ciò, e ora e allora, non mi fosse carissimo. E chi sarebbe quella sì poco savia, che una cosa che amasse non volesse, anzi che lontana, vicina? e quanto maggiore fosse l’amore più sentirsela appresso? Dico adunque che, dopo cotale avvenimento, da me avanti non che saputo, ma pur pensato, non una volta, ma molte con sommo piacere, e la fortuna e il nostro senno ci consolò lungo tempo a tale partito, avvegna che a me ora in