Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/60

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saprei senza te, si conviene aiutare, la quale, giovanissima ancora, con teco aspetto molti anni di vivere lieti. Deh, se la tua andata quello nel tuo padre dovesse operare che in Esone i medicamenti di Medea operarono, io direi la tua pietà giusta, e comanderei che s’adempiesse, ancora che duro mi fosse; ma non sarà cotale, nè potrebbe essere, e tu il sai. Or ecco, se a te, forse più che io non credo crudele, di me, la quale per tua elezione, non isforzato, hai amata e ami, sì poco ti cale, che tu vogli pure al mio amore preporre la pietà perduta del vecchio padre, il quale è tale quale il ti diè la fortuna, almeno di te medesimo t’incresca più che di me o di lui, il quale, se i tuoi sembianti in prima, e poi le tue parole non m’hanno ingannata, più morto che vivo ti se’ mostrato, quale ora, per accidente, senza vedermi hai trapassata; e ora a sì lunga dimora, chente richiede la mal venuta pietà, senza vedermi ti credi potere dimorare? Deh, per Dio, attentamente riguarda, e vedi te possibile a morte ricevere (se per lungo dolore avviene che l’uomo si muoia, come io intendo) per l’altrui vita, di questa andata, la quale che a te sia durissima le tue lagrime e del tuo cuore il movimento, il quale nell’ansio petto senza ordine battere ti sento, dimostrano; e se morte non te ne segue, vita piggiore che morte non te ne falla. Ohimè! che lo innamorato mio cuore insieme dalla pietà che a me medesima porto, e da quella che per te sento è ad un’ora costretto. Per che io ti priego che tu sì sciocco non sii che, movendoti a pietà d’alcuna persona, e sia chi vuole, tu vogli te a grave pericolo di te medesimo sottoporre. Pensa che chi sè non ama, niuna cosa possiede. Tuo padre, di cui tu