Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/71

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venirmi a vedere, e quasi come se venuto fosse, gli occhi all’uscio della mia camera rivolgeva, e rimanendo dal mio consapevole imaginamento beffata, così ne rimaneva crucciosa come se con verità fossi stata ingannata. Io più volte per cacciare da me i non utili riguardamenti cominciai molte cose a voler fare; ma vinta da nuove imaginazioni, quelle lasciava stare. Il misero cuore con non usato battimento continuamente m’infestava. Io mi ricordava di molte cose, le quali io gli vorrei aver dette, e quelle che dette gli aveva, e le sue ripetendo con meco stessa; e in tal maniera, non fermando l’animo a nulla cosa, più giorni mi stetti dogliosa.

Poi che la doglia gravissima per la nuova partenza incominciò per interposizione di tempo alquanto ad allenare, a me incominciarono a venire più fermi pensieri; e venuti, se medesimi con ragioni verisimili difendevano. Egli, non dopo molti dì dimorando io nella mia camera sola, m’avvenne ch’io con meco a dir cominciai: Ecco, ora l’amante è partito, e vassene; e tu, misera, non che dire addio, ma rendergli i baci dati al morto viso o vederlo nel suo partire non potesti; la quale cosa egli forse tenendo a mente, se alcuno caso noioso gli avviene, della tua taciturnità malo agurio prendendo, forse di te si biasimerà. Questo pensiero mi fu nel principio nell’animo molto grave, ma nuovo consiglio da me il rimosse, perciò che meco pensando dissi: Di qui non dee biasimo alcuno cadere, perciò che egli, savio, piuttosto il mio avvenimento prenderà in agurio felice, dicendo: Ella non disse addio, sì come si suol dire a quelli, i quali o per lungamente dimorare o per non tornare si sogliono partire d’altrui; ma tacendo, me seco