Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/84

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sua bocca uscire; e in cento doppii renderò quelli che esso, senza riceverne nullo, diede al tramortito viso.

E nel pensiero più volte dubitai di non poter raffrenare l’ardente disio d’abbracciarlo, quando prima il vedessi innanzi a qualunque persona. Ma a queste cose provvidero gl’iddii per modo a me noievole più che troppo. Io ancora, nella mia camera stando, quante volte in quella alcuna persona entrava, tante credeva che venuta mi fosse a dire: Panfilo è venuto. Io non udiva voce alcuna in alcuno luogo, che io con gli orecchi levati non le raccogliessi tutte, pensando che di lui tornato dovessero dire. Io mi levai, credo, più di cento volte già da sedere correndo alla finestra, quasi d’altro sollecita, in giù e ’n su rimirando, avendo prima a me medesima pensando scioccamente fatto credere: Egli è possibile che Panfilo ora venuto ti venga a vedere. E vano ritrovando il mio avviso, quasi confusa dentro mi ritornava. Io, dicendo che esso alcune cose dovea al mio marito recare nella sua tornata, spesso e se venuto fosse o quando s’aspettasse e dimandava e facea dimandare. Ma di ciò niuna lieta risposta mi pervenia, se non come di colui che mai più venire non dovea, se non come ha fatto.


Nel quale questa donna dimostra quali pensieri e che vita fosse la sua, essendo iì termine venuto, e Panfilo suo non veniva.


Così, o pietose donne, sollecita, come udito avete, non solamente al molto disiderato e con fatica aspettato