Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/85

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termine pervenni, ma ancora di molti dì il passai; e meco medesima incerta se ancora il dovessi biasimare, o no, allentata alquanto la speranza, lasciai in parte i lieti pensieri, ne’ quali forse troppo allargandomi era rientrata, e nuove cose ancora non istatevi mi si cominciarono a volgere per lo capo. E fermando la mente a volere, s’io potessi, conoscere qual fosse o essere potesse la cagione della sua più lunga dimora che la impromessa, cominciai a pensare, e innanzi all’altre cose in iscusa di lui tanti modi truovo, quanti esso medesimo, se presente fosse, potrebbe trovare, e forse più. Io dicea alcuna volta: O Fiammetta, deh, credi tu il tuo Panfilo dimorare senza tornare a te, se non perchè egli non puote? Gli affari inoppinati opprimono sovente altrui, nè è possibile così preciso termine dare alle cose future come altri crede. Or chi dubita ancora che la presente pietà non istringa più assai che la lontana? Io son ben certa che egli me sommamente ama, e ora pensa alla mia amara vita e di quella ha compassione e, da amore sospinto, più volte n’è voluto venire; ma forse il vecchio padre con lagrime e con prieghi ha alquanto il termine prolungato e, opponendosi a’ suoi voleri, l’ha ritenuto; egli verrà quando potrà.

Da così fatti ragionamenti e scuse mi sospignevano sovente i pensieri ad imaginare più gravi cose. Io alcuna volta dicea: Chi sa se egli, volonteroso più che il dovere di rivedermi e pervenire al posto termine, posposta ogni pietà di padre e lasciato ogni altro affare, si mosse e forse, senza aspettare la pace del turbato mare, credendo a’ marinari bugiardi e arrischievoli per voglia di guadagnare, sopra alcuno legno si mise, il quale venuto in