Pagina:Boccaccio - Fiammetta di Giovanni Boccaccio corretta sui testi a penna, 1829.djvu/91

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gravissime; e in verità io non vi conforto tanto a questo affanno perchè voi piú di me divegniate pietose, quanto perchè piú la nequizia di colui per cui ciò m’avviene conoscendo divegniate piú caute in non commettervi ad ogni giovine. E cosí forse ad un’ora a voi m’obligherò ragionando e disobligherò consigliando, ovvero per le cose a me avvenute ammonendo e avvisando.

Dico adunque, donne, che con cosí varie imaginazioni, quali poco avanti avete potute comprendere nel mio dire, io stava continuo, quando, di piú d’uno mese essendo il tempo trapassato promesso, a me cosí dell’amato giovine un dí novelle pervennero. Io andata a visitare con animo pio sacre religiose, e forse per fare per me porgere a Dio pietose orazioni, che o rendendomi Panfilo o cacciandolmi della mente mi ritornasse il perduto conforto, avvenne che, sedendo io con le già dette donne, assai discrete e piacevoli nel loro ragionare e a me molte per parentado e per antica amistà congiunte, quivi venne un mercatante, nè altramente che Ulisse e Diomedes a Deidamia e alle suore, cominciò diverse gioie e belle, quali a cosí fatte donne si conveniano, a mostrare.

Egli, sí come io alla sua favella compresi, ed esso medesimo da una di quelle dimandatone confessò, era della terra di Panfilo mio. Ma poi che egli mostrate molte delle sue cose, e di quelle da esse alcune per lo convenuto pregio prese, e l’altre rendutegli, entrati in nuovi motti e lieti, e esse ed esso,.mentre che egli il pagamento aspettava, una di loro d’età giovine e di forma bellissima e chiara di sangue e di costumi, quella medesima ch’avanti dimandato l’avea onde fosse,