Pagina:Boccaccio - Filocolo (Laterza, 1938).djvu/592

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588 il filocolo


E quando in un’oasi di obliosa serenitá pare superata e placata l’ansia del «pellegrino d’amore», che in mezzo alla festosa comitiva partenopea è rapito da una specie di idillico incantamento, anche allora la vita passionale è richiamata, non piú con i suoi accenti attuali e commossi, ma come elegante materia di intelligente e oziosa conversazione. È sempre la medesima realtá umana, prevalentemente amorosa e psicologica, a urgere nella coscienza dello scrittore, che però adesso esce dall’esperienza chiusa e tormentosa per investire altre zone piú varie dell’esistenza sentimentale: ciò che altrove è immerso nella vita dell’individuo e si fa singola e viva personalitá, nelle «quistioni» è allo stato di contenuto grezzo, ancora impersonale, direi quasi scientifico. Anche queste molte pagine di discettazione psicologica traducono la sovrabbondante e tenace pienezza dell’esperienza boccaccesca, segnata principalmente da interessi psicologici e umanissimi, e svelano il tentativo di scoprire e analizzare il tessuto sentimentale che costituisce il nostro animo. In parecchi episodi, e soprattutto nel tono generale, il Boccaccio si attiene al Libro d’amore di Andrea Capellano, che rappresenta per il Medioevo l’enciclopedia delle discettazioni amorose: ma egli ha dato una diversa stesura, liberando la fonte medievale dalla sua fisonomia sistematica e trattatistica per risentirla con una commozione contemporanea, a cui partecipano i singoli interlocutori, e, in definitiva, egli stesso con quel suo prepotente e insonne vagliare i diversi e contrastanti movimenti dello spirito umano, che nell’autore latino è assente, o, se mai, mortificato dalla struttura didascalica e moralistica.

Ma nelle sue forme piú dispiegate il Filocolo è nato sotto il segno di Ovidio: il Boccaccio è il primo poeta che vi consente con gusto umanistico, superando per la prima volta i limiti dell’estetica medievale, che dalle Metamorfosi aveva accolto storie sentimentali e moduli erotici, ma non era riuscita a sentire ed accettare il significato del mito, della vera e propria metamorfosi, nei suoi valori artistici, come proiezione di una passione umana nelle forme della piú elementare natura, come trapasso da una esperienza sentimentale, per se stessa cangiante e illusoria, a un’immagine perenne e immobile. Il Boccaccio, in virtú della sua lunga familiaritá ovidiana, ma soprattutto per il suo gusto estetico che presentiva e si orientava verso la poesia mitico-idillica, ha potuto inserire nel suo romanzo, inizialmente avventuroso e