Pagina:Boccaccio - Il Filostrato di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto su i testi a penna, 1831.djvu/207

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PARTE SESTA 195


II.


Ella piangeva seco mormorando
     Di Troilo lo già preso piacere,
     E gli atti tutti andava disegnando
     Stati tra loro, e le parole intere
     Tutte con seco venia ricordando,
     Qualora ella n’avea tempo o potere;
     Perchè da lui vedendosi lontana,
     Fe’ de’ suoi occhi un’amara fontana.

III.


Nè saria stato alcun sì dispietato
     Ch’udendo lei rammaricar dolente
     Con lei di pianger si fosse temprato.
     Ella piangeva sì amaramente,
     Quando punto di tempo l’era dato,
     Che dir non si potrebbe interamente;
     E quel che peggio ch’altro le facea,
     Era, con cui dolersi non avea.

IV.


Ella mirava le mura di Troia,
     E’ palagi, le torri e le fortezze,
     E dicea seco: oimè, quanta gioia,
     Quanto piacere e quanto di dolcezze
     N’ebb’io già dentro! ed ora in trista noia
     Consumo qui le mie care bellezze:
     Oimè, Troilo mio, che fa’ tu ora,
     Ricordati di me niente ancora?