Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/128

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108 COMENTO DEL BOCCACCI

d’alcun bastone sostener non si puote, nè muoversi ad alcuno atto utile, così l’anima nostra, dal peccato vinta e stanca, senza alcuno aiuto della divina clemenza, non può aoperare in sua salute. E perciò intende qui l’autore di mostrarci, come Iddio, il quale ha sempre gli occhi della sua pietà diritti a’ nostri bisogni, ne manda la sua seconda grazia, cioè la cooperante: con 1’aiuto e con la dimostrazione della quale noi prendiarn forza, e noi medesimi ordiniamo: e riconosciute con più avvedimento le nostre colpe, nel timor di Dio torniamo, e della terza grazia, perseverando, ci facciam degni, e quando della quarta. Le quali cose in questa parte l’autore sotto il velame de’ suoi versi intende, sentendo per Virgilio questa seconda grazia cooperante: e lui prende come sufficiente, sì per discrezione, e sì per iscienza, e si ancora per laudevoli costumi atto a tanto uficio. E oltre a ciò, perciocchè Virgilio, quantunque con altro senso, in parte trattò quella medesima materia, la quale egli intende di trattare; e ancora, perciocchè il trattato dee essere poetico, era più conveniente un poeta che alcun altro sublime uomo; e però prese lui piuttosto che alcun altro, perciocchè egli tra’ latini ottiene il principato. E costui, dice, gli apparve nel gran diserto, cioè in quella parte dove l’anima sua, timida di non essere dalle lusinghe e dagli spaventamenti de’ suoi viziosi pensieri ritratta nel profondo delle miserie, del quale del tutto era disposto d’uscire, si ritrovava senza consiglio alcuno e senza conforto. Ed è in questa parte da intendere in questa forma, che Virgilio, laddove bisogno sarà nella pre-