Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/162

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
142 COMENTO DEL BOCCACCI

titolo, come molte anzi quasi tutte oggi usino le femmine, a molte poche si confà degnamente: e dimostrasi per questo la condizione di costei non esser servile. Dice oltre a questo, che ella era bella: e l’esser bella è singular dono della natura, il quale quantunque nelle mondane donne sia fragile e poco durabile, nondimeno da tutte è maravigliosamente desiderato; senzachè egli è pure alcun segno di benivole stelle operatesi nella concezione di quella cotale che questo dono riceve e quasi non mai sogliono i superiori corpi questo concedere, che egli non sia d’alcuna altra grazia accompagnato, per la qual cosa paiono più venerabili quelle persone che hanno bello aspetto che gli altri, Appresso dice che era beata: nella qual cosa racchiude tutte quelle cose, le quali debbano potere muovere a’ suoi comandamenti qualunque persona richiesta; perocchè chi è beato, non è verisimile dovere d’alcuna cosa, se non onestissima, richiedere alcuno: e può chi è beato remunerare: e deesi credere, lui essere grato verso chi a suo piacer si dispone. Le quali cose Virgilio, siccome avvedutissimo uomo, conoscendo, dice ella era,

Tal che di comandare i’ la richiesi;

cioè offersimi, come ella mi chiamò, presto ad ogni suo comandamento. E ben doveva questa donna esser degna di reverenza quando tanto uomo, quanto Virgilio fu, si proffera a lei. Poi segue continuando il suo dire, e ancora più degna la dimostra dicendo,

Lucevan gli occhi suoi più che la stella.

Deesi qui intendere, l’autore volere preporre la luce degli occhi di questa donna alla luce di quella