Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/188

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168 COMENTO DEL BOCCACCI

stanze temporali, nè magnificenza d’imperiale o di reale eccellenza la potrebbe di terra levare un attimo. L’umiltà sola è quella che l’impenna, e falla infino sopra le stelle volare, e quella conduce agli orecchi del signor del cielo e della terra. Gran forze son quelle dell’umiltà nel cospetto di Dio: e comechè assai in ciascuna cosa che l’uom vorrà riguardare appaia, nondimeno mirabilmente il dimostrò nella sua incarnazione; perciocchè non real sangue, non età, non bellezza, non simplicità, ma sola umiltà riguardò in quella vergine, nella quale egli, di cielo in terra discendendo, incarnò e prese la nostra umanità; siccome essa medesima vergine testimonia nel suo cantico, quando dice: Humilitatem ancillae suae: perchè da questa parola degnamente essa medesima segue: Deposuit potentes de sede, et exaltasit humiles. Fece adunque il nostro autore fedele ed umile orazione a Dio per la salute sua: la quale, siccome esso medesimo scrive, salì in cielo nel cospetto di Dio guidata dall’umiltà; perciocchè, come vedere abbiam potuto nel precedente canto, l’autore non solamente avea cacciata da sè la superbia, ma avea paura di lei, e fugglvala. E come dobbiamo noi credere la pietosa e divota orazione guidata dall’umiltà essere ricevuta in cielo? Certo non altrimenti, che ricevuto fosse il figliuol prodigo dal pietoso padre, del quale il santo Evangelo ne dimostra, Fece il pietoso padre uccidere il vitello sagginato, fece parare il convito, fece chiamare gli amici, e con loro si rallegrò, e fece festa di avere racquistato il suo figliuolo, il quale, gli pareva aver perduto. Cosi si dee credere