Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/187

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SOPRA DANTE 167

pregò, che liberasse la figliuola dal demonio che la infestava; e non essendole da Cristo alcuna cosa risposto, la intera fede la fece ferma e costante di perseverare nel pregare incominciato. Alla quale avendo Cristo risposto, che non si volea prendere il pane de figliuoli e darlo a’ cani, non lasciando per questa repulsa, e sospignendola la sua fede, continuò nel pregare: e avendo affermato quello che Cristo avea detto esser vero, disse: signor mio, e i cani che si allievano nella casa mangiano delle micche che caggiono della mensa del signor loro volendo per questo dire: io cognosco che io non sono del popol tuo, il quale tu tieni per figliuolo, e perciò non debbo il pane de’ tuoi figliuoli avere; ma io sono uno de’ cani allevato in casa tua: non mi negare quello che a’cani si concede, cioè delle micche che caggiono dalla mensa tua. La cui ferma fede conoscendo Cristo, non le volle, quantunque de’suoi figliuoli non fosse, negare la grazia addomandata, ma rivolto a lei, disse: Femmina, grande è la fede tua: va’, e così sia fatto come tu hai creduto: e quella ora fu dal demonio liberata la figliuola di lei. Vuole adunque l’orazione farsi con fede, e ancora, siccome voi vedete, con istanza; perciocchè Cristo vuole alcuna volta essere sforzato, non perchè la liberalità sua sia minore, o men volentieri faccia l’addomandate grazie, ma per fare la nostra perseveranza maggiore, e acciocchè più caramente riceviamo quello che con istanza impetriamo. Vuole ancora l’orazione essere umile, perciocchè alcuna nobiltà 1 di sangue, nè abbondanza di su-

  1. Alcuna volta.