Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/216

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196 COMENTO DEL BOCCACCI

il quale per altro sarebbe paruto nero, se gli anni non l’avessero fatto divenir canuto; perciocchè la gente volgare stimano che il diavolo sia nero, perciocchè i dipintori dipingono Domeneddio bianco. Ma questa è sciocchezza a credere, perciocchè lo spirito essendo cosa incorporea, non può d’alcun colore esser colorato,

Gridando, guai a voi, anime prave,

cioè malvage:

Non isperate mai veder lo cielo.

Il che vuole che elle intendano, in perpetuo quindi non dovere uscire.

Io vegno per menarvi all’altra riva,

di questo fiume:

Nelle tenebre eterne, in caldo e ’n gielo.
E tu che se’ costì, anima viva,

volgendo il suo parlare all’autore,

Partiti da cotesti, che son morti:

quasi voglia dire; perciocchè con loro tlu non dei nè puoi passare.

Ma poi ch’e’ vide ch’io non mi partiva,

per suo comandamento, Disse: per altra via, che questa, per altri porti, Verrai a piaggia, non qui, donde io levo l’altre, per passare, dall’altra parte, Più lieve legno, cioè nave, È legno tra’ marinai general nome di qualunque spezie di navilio, e massimamente de’ grossi, comechè qui della sua barca, o per un’altra, lo intenda Carone: convien, che ti porti, cioè ti valichi. E il duca, cioè Virgilio, a lui: Caron. Questo Caron, secondochè Crisippo scrisse, fu figliuolo d’Erebo e della Notte (di questa