Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/248

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228 COMENTO DEL BOCCACCI

alcun altro n’uscì mai: quasi per questo voglia farsi benivolo Virgilio, dandogli intenzione occultamente, che se alcuna altra via che quella che da Cristo tenuta fu vi fosse, egli s’ingegnerebbe d’adoperare di farne uscire lui, e di farlo pervenire a salute.

Comincia’ io, per volere esser certo
Di quella fede, che vince ogni errore,

cioè per sapere se quello era stato che per la nostra fede ne porto, cioè, che Cristo scendesse nel Limbo, e traessene i santi padri. Il che, quantunque creder si debba senza testimonio ciò che nella divina Scrittura n’è scritto, sono nondimeno di quelli che stimano potersi delle cose preterite domandare. Ma io per me non credo che senza colpa far si possa, perciocchè pare un derogare alla fede debita alle Scritture; e però le cose passate, come quelle che venir debbono, senza cercarne testimonianza d’alcuno, si vogliono fermamente credere e semplicemente confessare. Uscicci mai, di questo luogo, alcuno, o per suo merto, cioè per l’avere con intera pazienza lungamente sostenuta questa pena, o per l’avere sì nella mortal vita adoperato, che egli dopo alcuno spazio di tempo meritasse: O per l’altrui, opera o fatta, o che far si possa per l’avvenire, che poi fosse beato? uscendo di qui e sagliendo in vita eterna. Ed egli, cioè Virgilio, che’ntese il mio parlar coverto, cioè intorno a quella parte, per la quale io, tacitamente intendendo, faceva la domanda generale,

Rispose, io era nuovo in questo stato:

dice nuovo, per rispetto a quelli che forse migliaia d’anni v’erano stati, dove egli stato non era oltre a