Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/289

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SOPRA DANTE 269

a chiamare dalla gente per lo nome di quelle stelle; e perseverando eziandio dopo la morte loro questo numero, furono dal vulgo stolto credute essere state trasportate in cielo. L’avere nutricato Bacco, può esser preso da questo: quando il sole è in Vergine, queste stelle dopo alquanto di notte si levano, e con la loro umidità riconfortano le vigne, le quali per lo calor del dì sono faticate, avendo patito mancamento d’umido. Che esse abbiano nutrito Giove, si dice per questa cagione: Giove alcuna volta s’intende per lo elemento del fuoco e dell’aere, e se nell’aere umidità non fosse, per la quale il calor del fuoco a lei vicino si temperasse, l’aere non potrebbe i suoi effetti adoperare, si sarebbe affocata: adunque l’umidità di queste stelle, che è molta, è cagione di questa sustentazione, e per conseguente di nutrimento. E fu costei moglie di Corito re della sopraddetta città di Corito, la quale estimo da lui nominata fosse. E sono di quelli che vogliono, questo Corito essere quella terra la quale noi oggi chiamiamo Corneto; e a questa intenzione forse agevolmente s’adatterebbe il nome, perciocchè aggiunta una n al nome di Corito, farà Cornito: e queste addizioni, e diminuizioni, e permutazioni di lettere essere ne’ nomi antichi fatte sovente si trovano. Essendo adunque costei, come detto è, di Corito re, gli partorì tre figliuoli, Cardano, e Jasio e Italo; nè altro di lei mi ricorda aver letto giammai che memorabile sia. Credo adunque per questo saranno di quelli che si maraviglieranno, perchè tra gli spiriti magni non solamente dall’autor posta sia, ma ancora perchè la prima nominata, della qual cosa