Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/322

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302 COMENTO DEL BOCCACCI

finire la vita che di diminuire la sua gravità, con grandissimo animo, e con quel viso il quale sempre in ogni cosa occorrente fermo servava, il prese. E piangendo Santippe, e dolendosi ch’egli era fatto morire a torto, fieramente la riprese dicendo: dunque vorresti tu, stolta femmina, che io fossi morto a ragione? Tolgalo Iddio via che egli possa essere avvenuto, o avvenga, che io giustamente condannato sia. E bevuto la venenata composizione, molte cose a’ suoi amici che dintorno gli erano parlò dell’eternità dell’anima. Ma appressandosi già l’ora della morte, per la forza del veneno che al cuore s’avvicinava, il dimandò un de’ suoi discepoli chiamato Trifone, quello che esso voleva che del suo corpo si facesse poichè morto fosse. Perchè Socrate rivolto agli altri disse: lungamente m’ha invano ascoltato Trifone. E poi disse, se poi che l’anima mia sarà dal corpo partita, voi alcuna cosa che mia sia ci trovate, fatene quello che da fare estimerete: ma così vi dico, che partendomi io, alcun di voi non mi potrà seguire. Nè guari stette che egli morì. In onor del quale, secondochò scrive Tertullio, fecero poi gli Ateniesi, in memoria e in sembianza di lui fare una statua d’oro, e quella fecero porre dentro ad un tempio. Nacque Socrate, secondochè nelle istorie scolastiche si legge, al tempo di Serse re di Persia, e morì regnante il re Assuero: e Platone.

Platone fu per origine nobilissimo ateniese. Egli fu figliuolo d’Aristone, uomo di chiara fama, e di Perissione sua moglie: e socondochè alcuni affermano, esso fu de’ discendenti del chiaro legnaggio di Solo-