Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/342

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322 COMENTO DEL BOCCACCI

di paradiso, e menatone da Mercurio in inferno. E che esso questo componesse, quantunque a me non paia suo stilo, nondimeno alquanta di fede vi presto, perciocchè egli ebbe fieramente in odio Claudio, per la ingiuria dello esilio ricevuta da lui, e quello libretto per tutto non è altro che far beffe di Claudio e della sua poco laudevole vita. Ma poichè Claudio, per l’inganno d’Agrippina sua moglie, fu morto di veleno, datogli mangiare ne’ boleti, e per l’astuzia di lei posposto Brittannico, figliuolo legittimo e naturale di Claudio, Nerone, figliuolo adottivo del detta Claudio e d’Agrippina, e discepolo di questo Seneca, fu fatto imperadore ancora assai giovane; senza alcun dubbio muItiplicò molto la grandezza di Seneca, la quale meno che felice uscita ebbe; perciocchè avendo Nerone fatto morire Brittannico di veleno, e oltre a ciò avendo fatta uccidere Agrippina sua madre, e Ottavia sirocchia carnale di Brittannico; e sua moglie rifiutata, e mandatalane in esilio in una isola, molte cose falsamente apponendole, ed ultimamente fattala uccidere; e fattasi moglie una gentildonna di Roma, chiamata Poppeia Sabina, la quale più anni aveva per amica tenuta; e fatto morire una Burrone, il quale era prefetto dello esercito pretoriano, e suo maestro Insieme con Seneca, e in luogo di Burrone, ad instanzia di Poppeia, posto uno chiamato Tigillino: ed avendo Poppeia e Tigillino sospetto Seneca non co’ suoi consigli l’animo di Nerone volgesse, e loro gli facesse odiosi, cominciarono sagacemente ad incitare Nerone contro di lui. La qual cosa sentendo Seneca, per menomare l’invidia