Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/349

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SOPRA DANTE 329

a ciò di grossissimo ingegno: la qual cosa egli confessò esser vera; ma che l’astinenza l’avea fatto casto, e l’assiduità dello studio l’avea fatto ingegnoso. E veramente fu egli ingegnoso, perciocchè esso fu colui il quale per forza d’ingegno ritrovò la medicina, la quale del tutto era perduta. È adunque da sapere, che Apollo appo i Greci fu il primiero uomo che trovò medicina, e costui investigate le virtù dell’erbe, quelle sole nelle sue medicine adoperò; appresso il quale fu Esculapio suo figliuolo, il quale ammaestrato dal padre, e poi per lo suo studio divenuto iscienziatissimo quella ampliò molto: ed essendo avvenuto il caso d’Ipolito figliuolo di Teseo re di Atene, che fuggendo la sua ira da’ cavalli che il suo carro tiravano, spaventati da’ pesci chiamati vitelli marini, i quali di terra rifuggivano in mare, lui, rotte le ruote, pe’ luoghi pietrosi strascinando, aveano tutto lacerato, e in sì fatta maniera concio, che ciascuno giudicava lui morto, per l’arte e sollicitudine di questo Esculapio fu a sanità ritornato, Ed avvenendo non guari poi, che Esculapio percosso da una folgore morisse, diceva ogn’uomo, lui essere stato fulminato da Giove, perciocchè Giove s’era turbato che alcuno uomo avesse potuto un altro uomo morto rivocare in vita. Per la quale universal fama delli sciocchi, fu del tutto interdetta l’arte della medicina: e secondochè Plinio nel libro XXIX. de Historia naturali scrive, essendo la medicina sotto oscurissima notte stata nascosa insino al tempo della guerra peloponnesiaca, fu da questo Ippocrate rivocata in luce e consecrata ad Esculapio. E dice Ra-