Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/361

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SOPRA DANTE 341

medesimo nel voglia manifestare. Ma poichè esso avrà diliberato che questa legge si palesi, e pronunziatala, e per li suoi messaggieri mandatala per tutto, e fattala pronunziare e predicare; senza dubbio non può alcuno dire che il non saperlo il debbia rendere scusato: siccome talvolta fanno alcuni, che sospicando non si dica cosa che essi non voglian sapere, si partono de’ luoghi dove ciò si pronunzia; che fuggono, e poi credono essere scusati per dire e per giurare, io non fui mai in parte dove questa proibizion si facesse; perciocchè a ciascun s’appartiene di stare attento d’investigare e di sapere i comandamenti de’ suoi maggiori, e quelli con ogni reverenza ricevere e ubbidire. E perciò alla obbiezion fatta, cioè che a’ nominati dall’autore, conciosiacosachè per ignoranza iscusati non sieno, si convenga più grieve pena, che a quegli che per la piccola età cercar non poterono d’avere la notizia di Dio, e di seguire i suoi comandamenti; mi pare che, come poco avanti è detto, si possa rispondere e mostrare in loro essere stata ignoranza Facti, e per conseguente dovere da essa potersi con ragione scusare. E che ne’ nominati dall’autore e ne’ simili fosse ignoranza Facti, si può in questa maniera comprendere. Fu il mondo, siccome noi possiamo per lo testo della sacra Scrittura cognoscere, molte centinaia d’anni prima lavato dal diluvio universale, che Dio alcuna legge desse ad alcuno uomo. E la moltitudine della gente da Noè procreata, e da’ figliuoli, era ampliata molto, e in diversi popoli s’era sparta sopra la faccia della terra: e non solamente la terra continua,