Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/362

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342 COMENTO DEL BOCCACCI

ma ancora molte isole aveva ripiene, e ciascheduno secondo il suo arbitrio, o secondo il beneplacito di colui il quale il prencipe avea sublimato, vivea: e colai vita estimava ottima e laudevole. Quantunque molti pessimamente estimassono, nondimeno i più lungamente seguitarono le leggi naturali: e alcuni, che più di sentimento cominciarono a prendere a naturali, una breve legge aggiunsero cioè, non fare quello ad altrui, che tu non volessi che fosse fatto a te. E da questa nacque un modo di viver più universale, il quale essi chiamarono Jus gentium: per lo quale assai oneste cose si servavano diligentemente tra l’università de’ popoli. Poi cominciarono le genti a fare le leggi municipali, e secondo quelle vivere e governarsi. E nondimeno sopra le leggi umane avevano alcune divine leggi, per lo ammaestramento delle quali essi onoravano e adoravano Iddio: e così perseverarono, e ancora perseverano molte nazioni. Ma poichè a nostro signore Iddio piacque volere le sue leggi ad alcun popolo dare, delle quali non solamente il popolo, al quale dar le intendea, ma eziandio qualunque altro, volendo, potesse prender regola e norma da piacere a Dio, primieramente fece Abraam degno della sua amicizia, e a lui aperse parte del suo secreto, cioè di quello che fare intendeva nel seme suo: nè a lui perciò alcune singulari leggi diede, se non in tanto che, a distinzione de’ suoi discendenti dagli altri popoli, gli comandò la circoncisione, la qual sempre perseverò, e persevera in quegli che de’ suoi discendenti si dicono. E questa medesima amicizia ritenne con Isac, e con