Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/364

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344 COMENTO DEL BOCCACCI

do si dilatasse: e quanto essi erano da’ riti degli altri uomini separati, tanto dall’altre nazioni erano reputati da meno. Se adunque avanti la giudaica legge vissero i mortali sotto l’arbitrio loro, o sotto quelle leggi che essi medesimi si dettavano, a cui direm noi che essi dovessero andare cercando per le leggi divine, e di conoscere Iddio? E oltre a ciò, pur dopo la legge data a Moisè, qual maraviglia è se abituati in quella maniera di vivere in che detta è, non sentirono, nè si misono a sentire quello che Iddio s’avesse detto o fatto con Abraam, o co’ suoi successori, e con Moisè nelle solitudini del mondo, nè poi ancora col popolo suo? Conciofossecosachè quelli a’ quali de’ fatti de’ Giudei pervenne alcuna notizia, gli avessero per servi fuggitivi e per ladri, e Moisè per uomo magico e seduttore. E se per così gli avevano, a che ora si dee credere che a loro fossero andate le nazioni strane a consigliarsi della divinità, e de’ beneplaciti di quella? Se forse si dicesse sotto que’ furti, e sotto i lor costumi Iddio sentiva altissimi misteri della futura incarnazione del figliuolo, e della resurrezione, questo credo io ottimamente, ma ciò non sapeano le nazioni gentili, e come dice Isaia: Quis cognovit sensum Domini, aut quis consiliarius fuit? E se quelle leggi e quelle operazioni di Dio, che noi tutto dì leggiamo, si piacque a Domeneddio con questi suoi singulari amici d’adoperare; come il dee aver saputo l’Indiano, come lo Spagnuolo, come l’Etiopo, o il Sauromata a’ quali per alcuno mai significato non fu? E se essi nol deono aver potuto sapere, qual giustizia dannerà la loro ignoranza in questo? Chi non vedrà