Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/370

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350 COMENTO DEL BOCCACCI

in alcuno atto alla cattolica verità, nè alla sentenza de’ più savii.

Resta a vedere quello che l’autore abbia voluto per lo castello difeso di sette mura, e da un bel fiumicello, e per lo prato della verdura che dentro vi trova, poichè con quelli cinque poeti entrato v’è. E secondo il mio giudicio, egli intende questo castello il real trono della maestà della filosofia morale e naturale, fermato in su il limbo, cioè in su la circonferenza della terra: conciosiacosachè queste due spezie di filosofìa non trascendano alle sedie de’ beati, ma solamente di terra speculino, conoscano, dimostrino i naturali effetti de’ cieli nella terra, e gli atti degli uomini, per la cognizion delle quali seguiti gli hanno. E a volere a così eccelsa e nobile stanza divenire, si conviene tenere il cammino il quale l’autore ne divisa, cioè passar quel fiumicello, il quale circonda questo luogo, dove la filosofia, maestra di tutte le cose, dimora: e passarlo come terra dura, acciocchè nell’acqua di quello non si bagnino i piè nostri. E sono avanti ad ogni altra cosa, per questo bel fiumicello, da intendere le sustanze temporali, cioè le ricchezze, i mondani onori, e le mondane preeminenze, le quali sono nella prima apparenza splendide e belle, quantunque in esistenza oscure e tenebrose si trovino: in quanto sono privatrici, e massimamente in coloro che debitamente l’amano o guardano, o spendono o esercitano. E come 1’acqua spesse volte è a’ nostri sensi dilettevole, così queste sono agl’ingegni e agl’intelletti nocevoli: e così sono flus-