Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/369

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SOPRA DANTE 349

che essi potessono peccare: e quello sentire, che par che san Paolo voglia quando scrive: servus nesciens, vel ignorans voluntatem Domini sui, et non faciens vapulavit paucis. E in altra parte: Facilius consecutus sum veniam, quoniam ignorans feci De ignorantia Juris non dico così, perciocchè, come di sopra dissi, come la legge, la quale a ciascuno appartiene, è promulgata e manifestata, non puote alcuno con accettevole scusa allegar la ignoranza: perciocchè tale ignoranza si può meritamente dire grassa e supina; e apparire aperto, colui, che ciò noi sa, perchè non l’ha voluto sapere. E però se dopo la dottrina evangelica predicata per tutto, è alcuno che quella seguita non abbia, quantunque per altro virtuosamente vivuto sia, siccome degno di maggior supplicio per la sua ignoranza, non dee a simil pena esser punito con gl’innocenti, ma a molto più agra. E di questi cotali pone l’autore alquanti, come è Ovidio, Lucano, Seneca, Tolomeo, Avicenna, Galieno, Averrois: li quali io confesso tra gli altri dall’autor nominati, non doversi debitamente nominare; perciocchè di loro si può dir quello che scrive san Paolo: a veritate auditum avertent, ad fahulas autem convertentur, ec. E il Salmista: sicut aspidis surdae, et obturantis aures suas, ut non exaudiret vocem ec. E di questi meritamente si dice quella parola, che di sopra contro agl’ignoranti è allegata di san Paolo, ignorans ignorabitur: e similmente l’altre autorità quivi poste. Nondimeno, che qui per me detto sia, io non intendo di derogare