Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/46

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26 COMENTO DEL BOCCACCI

estremo pericolo si mette per fuggirla: adunque se la morte è poco più amara che quella selva, assai chiaro appare lei dovere essere molto amara, cioè ispaventevole ed intricata: le quali cose prestano amaritudine gravissima di mente:

Ma per trattar del ben di io vi trovai.

maravigliosa cosa pare quella che l’autore dice qui, e che egli alcuno bene trovasse in una selva tanto orribile, quanto egli ha mostrato essere questa; e perciocchè egli nella lettera non esprime qual bene in quella trovasse, assai si può vedere questo bene trovato da lui convenirsi trattare di sotto alla corteccia litterale; e perciò dove di questa parte apriremo l’allegoria, chiariremo quello che qui vogliamo intendere: dirò dell’altre cose, cioè che non sono bene, ch’io v’ho scorte, cioè vedute: e questo altresì si conoscerà nell’allegoria. I’ non so ben ridir: in questa parte mostra l’autore, donde gli nascesse speranza di potersi partire di quel luogo; e primieramente risponde a una tacita quistione.

Potrebbe alcuno domandare: se questa selva era cosi paurosa e amara cosa, come v’entrastu entro? A che egli risponde, sè non saperlo; e assegna la ragione, dicendo:

Sì era pien di sonno in su quel punto,
Che la verace via,

la quale mi menava là dove io dovea e volea andare, abbandonai. Ma po’ ch’i’ fui, errando e cercando, come di quella uscir potessi, appiè d’un colle giunto, cioè pervenuto, Là dove terminava, finiva, quella valle, nella quale era questa selva oscura,