Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/47

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SOPRA DANTE 27

Che m’avea di paura il cuor compunto,

cioè afflitto,

Guarda’ in alto, e vidi le sue spalle,

cioè la sommità quasi, siccome le spalle nostre sono quasi la più alta parte della persona nostra,

Coperte già de’ raggi pianeta,

cioè del sole, il quale è l’uno de’ sette pianeti; e perciò dice del sole, perciocchè esso solo è di sua natura luminoso, e ogni altro corpo che luce, o pianeto o stella o qualunque altro, ha da questo la luce, siccome da fonte di quella; siccome per esperienza si vede negli eclissi lunari: e questa luce ha solo non per la sua potenza, ma per singular dono del suo creatore, e hanne in tanta abbondanza, che ad ogni parte dintorno a sè manda infinita moltitudine di raggi, per li quali ovunque pervenire possono s’infonde copiosamente la luce sua: e questi raggi, sagliendo il sole dallo inferiore emisperio al superiore, le prime parti che toccano del corpo della terra, alla quale sagliendo il sole pervengono, sono le sommità de’ monti. Per la qual cosa appare qui che il giorno cominciava ad apparire, quando l’autore cominciò ad avvedersi dove era, ed a volere di quel luogo uscire: e di potere ciò fare gli venne speranza, rammemorandosi che la luce di questo pianeto,

Che mena dritto altrui per ogni calle,

cioè per ogni via; in quanto essendo il sole sopra la terra, vede l’uomo dove si va, e ancora con miglior giudicio si dirizza là dove andar vuole, mediante la luce di costui. E per questa speranza presa dice: