Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/80

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60 COMENTO DEL BOCCACCI

uscire. La seconda quivi: Ond’io per lo tuo me’. Dice adunque,

A te convien tenere altro viaggio,

che quello il quale di tenere ti sforzi.

Rispose (Virgilio) poi che lacrimar mi vide,

Se vuoi campar, senza morte uscire, d’esto loco selvaggio, come di sopra è dimostrato. E seguendo Virgilio gli dice la cagione perchè a lui convien tenere altro cammino, dicendo: che quella bestia, cioè quella lupa, per la qual tu gride, domandando misericordia,

Non lascia altrui passar per la sua via,

non della lupa, ma di colui che andar vuole: Ma tanto l’impedisce, ora in una maniera e ora in un’altra, che l’uccide. Ed ha, questa lupa, natura sì malvagia e ria,

Che mai non empie la bramosa voglia, del divorare,
Ma dopo il pasto ha più fame che pria.

Vuole Virgilio per queste parole muovere un pensier vano, il quale potrebbe cadere nell’autore dicendo: quantunque questa bestia sia bramosa e abbia la fame grande, egli potrà avvenire che ella prenderà alcuno animale a pascersi, e pasciuta mi lascerà andare dove io desidero: il qual avviso si rimuove per quelle parole:

E dopo il pasto ha più fame che pria.
 Molti son gli animali a cui s’ammoglia,

cioè co’ quali si congiugne. Questo è fuori dell’uso della natura di qualunque animale, congiugnersi con molti animali di diverse spezie ma con alcuno assai