Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo I, 1831.djvu/87

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SOPRA DANTE 67

rebbe alcuna cosa a salute; perchè speran di venire, Quando che sia, finito il tempo della penitenza, alle beate genti: Alle quali, beate genti, se tu vorrai salire, perocchè sono in cielo,

Anima fia a ciò di me più degna:
Con lei ti lascerò nel mio partire.

E questa fia quella di Stazio poeta, con la quale egli poscia il lasciò in su la sommità del monte di purgatorio, sopra la riva del fiume di Lete, come nel xxx. canto del Purgatorio si legge. Che quello imperador, cioè Iddio, che lassù, cioè in cielo, regna, Perch’io fu’ ribellante, non seguendola, alla sua legge, a’ suoi comandamenti, Non vuol che a sua città in paradiso, per me si vegna. In tutte parti impera, comandando, e quivi, nel cielo impireo, regge: Quivi e la sua città, nel cielo, e l’alto seggio, reale.

O felice colui, cui quivi elegge,

per abitator di quello, come i beati sono. Io cominciai: Poeta. In questa quinta particella l’autore, udito il consiglio di Virgilio, e approvandolo, lo scongiura elle quivi il meni, dicendo: io ti richieggio, Per quello Iddio, cioè Gesù Cristo, che tu non conoscesti, Acciocch’io fugga questo male, cioè il pericolo nel quale al presente sono, e peggio, cioè la morte,

Che tu mi meni là ove or dicesti,

cioè in inferno e in purgatorio,

Sì ch’ i’ vegga la porta di san Pietro,

cioè la porta del Purgatorio, dove sta il vicario di san Piero: Con quelli i quai tu fai, cioè di essere, co-