Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/118

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114 COMENTO DEL BOCCACCI

to, come si dira appresso, esso significa le ricchezze terrene, le quali in tanto sono a’ mortali grandissime nimiche, in quanto impediscono il possessor di quelle a dover potere entrare in paradiso; dicendo Cristo nell’Evangelio, essere più malagevol cosa ad un ricco entrare in paradiso, che ad un cammello entrare per la cruna dell’ago; le quali parole più chiaramente che il testo non suona esponendo, secondochè ad alcun dottor piace, si deono intendere così: cioè essere in Jerusalem stata una porta chiamata Cruna d’ago, sì piccola, che senza scaricare della sua soma il cammello entrar non vi potea, scaricato v’entrava; e così moralmente esponendo, è di necessità al ricco, cioè all’abbondante di qualunque sustanza, ma in singularità delle ricchezze male acquistate, di por la soma di quelle giuso, se entrare vogliono in paradiso, l’entrata del quale è strettissima. Se adunque esse impediscono il nostro entrare in tanta beatitudine, meritamente dir si possono grandissime nostre nemiche ec.


ALLEGORIE DEL SESTO CAPITOLO


Al tornar della mente che si chiuse ec.

Nel principio di questo canto, l’autore, siccome di sopra ha fatto negli altri, così continua alle cose seguenti. Mostrogli nel precedente canto la ragione,