Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo II, 1831.djvu/32

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28 COMENTO DEL BOCCACCI

a contrarre insieme amistà. E apparendo la dimora loro essere a grado a’ paesani, ed essendone ancora confortati da quelli d’Utica, li quali similmente quivi eran venuti, quantunque Didone udisse per alcuni che seguita l’aveva, Pigmalione fieramente minacciarla, di niuna cosa spaventata, quivi diliberò di fermarsi. E acciocchè alcuno non sospicasse, lei alcuna gran cosa voler fare, non più terreno che quanto potesse circundare una pelle di bue mercato da quelli della contrada, la quale in molte parti minutissimamente fatta dividere, assai più che alcuno estimato non averebbe occupò di terreno. E quivi fatti e’ fondamenti, fece edificare la città, la quale chiamò Cartagine. E acciocchè più animosamente, e con maggiore speranza i compagni adoperassono, a tutti fece mostrare i tesori, li quali essi credeano aver gittati in mare. Per la qual cosa subitamente le mura della città, le torri e’ templi, il porto e gli edificii cittadini saliron su: e apparve non solamente la città esser bella, ma ancora potente e a difendersi e a far guerra. E essa date le leggi e il modo del vivere al popol suo onestamente vivendo, da tutti fu chiamata reina. Ed essendo per Affrica sparta la fama della sua bellezza e della sua onestà, e della prudenza e del valore, avvenne che il re de’ Mussitani, non guari lontano da Cartagine, venne in desiderio d’averla per moglie; e fatti alcuno de’ principi di Cartagine chiamare, la dimandò loro per moglie, affermando se data non gli fosse, esso disfarebbe la città fatta, e caccerebbe loro e lei. Li quali conoscendo il fermo proponimento di lei di sempre servar castità, teme-