Pagina:Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu/10

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2 COMENTO DEL BOCCACCI

O virtù somma: la terza quivi, O Tosco: la quarta quivi, Indi s’ascose. Dice adunque l’autore, continuando al fine del precedente canto, che, Ora, cioè in quel tempo che esso era in questo viaggio, sen va per un segreto calle, chiamato segreto, a dimostrare che pochi per quello andassero, avendo per avventura altra via coloro i quali dannati là giù ruinavano; e per dimostrare quella via non essere usitata da gente la chiama calle, il quale è propriamente sentieri li quali sono per le selve, per li boschi triti dalle pedate delle bestie, cioè delle greggi e degli armenti, e perciò son chiamati calle, perchè dal callo de’ piedi degli animali son premute e fatte, Tra il muro della terra, di Dite, e gli martirj, cioè tra’ sepolcri, ne’ quali martirii e pena sostenevano gli eretici,

Lo mio maestro, ed io dopo le spalle,

cioè appresso a lui seguendolo. O virtù somma. Qui comincia la seconda parte di questo canto, nella quale l’autore muove a Virgilio alcun dubbio, e Virgilio gliele solve: dice adunque, O virtù somma, nelle quali parole l’autore intende qui per Virgilio la ragion naturale, la quale tra le potenze dell’anima è somma virtù, che per gli empi giri, cioè per i crudeli cerchi dell’inferno, Mi volvi, menandomi, cominciai, com’a te piace, perciocchè mai dal suo volere partito non s’era, Parlami, cioè rispondimi, e satisfammi ’a miei disiri, cioè a quello che io desidero di sapere: il che di presente soggiugne dicendo,

La gente che per li sepolcri giace,